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Presidio della qualità di Ateneo

Codice Etico

   Preambolo

   Art.  1 - Rifiuto di ogni ingiusta discriminazione

   Art.  2 - Valorizzazione della qualità

   Art.  3 - Favoritismo, nepotismo

   Art.  4 - Abuso della posizione

   Art.  5 - Abusi e molestie sessuali

   Art.  6 - Trasparenza, integrità, riservatezza

   Art.  7 - Attività di ricerca

   Art.  8 - Attività didattica

   Art.  9 - Conflitti di interesse

   Art. 10 - Uso delle risorse dell'università

   Art. 11 - Uso del nome e della reputazione dell'Università

   Art. 12 - Doni e benefici

   Art. 13 - Commissione di garanzia

  Art. 14 - Accertamento della violazione del presente codice. Procedimento. Sanzioni

  Art. 15 - Approvazione del codice etico. Divulgazione. Modifiche

 

Preambolo

La comunità universitaria dell’Ateneo di Udine, consapevole del ruolo che hanno le istituzioni accademiche nella società, ritiene che ogni comportamento di singoli soggetti appartenenti alla medesima comunità, o dell’Università nel suo complesso, debba trovare fondamento in un’etica della responsabilità.
Tale principio assume una particolare rilevanza in riferimento alle attività cardine dell’Università – ricerca, didattica e studio – che debbono essere esercitate in uno spirito di libertà, intesa come indipendenza da qualsiasi pregiudizio o condizionamento ideologico. In tal modo l’Università può svolgere il suo fondamentale ruolo di sede di elaborazione della cultura, cardine di una società aperta e democratica, nonché fattore di progresso morale, sociale ed economico della società, in particolare nel territorio di primario riferimento di questo Ateneo.
L’Università di Udine, pertanto, riconosce i valori espressi nella Costituzione italiana in relazione allo sviluppo della ricerca umanistica e scientifica (art. 9), alla libertà d’insegnamento (art. 33) e al diritto allo studio (art. 34), nonché i principi espressi nella Magna Charta Universitatum, nelle convenzioni internazionali, negli atti dell’Unione Europea e nel Preambolo dello Statuto di questo Ateneo.
L’Università di Udine è una comunità di docenti, ricercatori, personale tecnico-amministrativo e studenti che, pur nei diversi ruoli e funzioni espletati, hanno pari dignità. Ne consegue che tutti i soggetti che formano questa comunità, nello svolgere le loro funzioni sia individuali sia in sede di organi collegiali, debbano rispettare e promuovere – con un coerente comportamento – i valori sottesi al principio di responsabilità, di cui si evidenziano i seguenti aspetti:
1)   rispetto dell’uguaglianza e della dignità umana;
2)   difesa della libertà e dei diritti individuali, nella consapevolezza del delicato ruolo di servizio agli studenti e alla società che l’Università svolge;
3)   rifiuto di qualsiasi forma di ingiusta discriminazione e riconoscimento del grande valore insito nelle diversità individuali e culturali;
4)   onestà, integrità e professionalità;
5)   imparzialità, equità, trasparenza e leale collaborazione;
6)   promozione della coscienza individuale e collettiva attraverso studio, ricerca scientifica e diffusione della conoscenza.
 Articolo 1 - RIFIUTO DI OGNI INGIUSTA DISCRIMINAZIONE
1. L’Università è una comunità di persone che, in quanto tali, esigono il riconoscimento della pari dignità umana e, in quanto diverse, attenzione e valorizzazione reciproca. L’Università di Udine contiene nella sua storia ed esprime nella sua presenza i tratti della sua specificità; nello stesso tempo è chiamata a vivere le caratteristiche dell’universalità.
2. Il rifiuto di ogni ingiusta discriminazione si concretizza anche nell’affermazione della laicità, intesa come imparzialità razionale rispetto a tutte le prospettive culturali, religiose, politiche e scientifiche compatibili con i principi enunciati nel preambolo. La laicità, d’altronde, deve intendersi come possibilità degli individui di esprimere liberamente, apertamente e criticamente, anche nella sfera pubblica, le loro profonde convinzioni personali, purché esse siano conciliabili con il buon vivere comune. Criterio del buon vivere comune è l’etica universale, che deriva dall’appartenenza di tutti ad un’unica umanità, ovvero alla natura comune, e che è compatibile contutte le diverse forme e varietà che l’umanità può concretamente assumere nel rispetto della dignità umana. In quest’etica tutte le persone possono riconoscersi e per essa possono impegnarsi. Il rifiuto di ogni ingiusta discriminazione deve essere inteso principalmente in modo affermativo, come dichiarazione, proposta e pratica nella vita dell’Università con riferimento a tutte le persone che costituiscono la “Comunità universitaria”: studenti, docenti, personale tecnico-amministrativo. L’Università di Udine assume l’impegno di affermare e praticare quotidianamente la pari dignità di ogni persona e di accogliere e valorizzare le diversità. Si impegna altresì a porre attenzione e a segnalare le ingiuste discriminazioni che si attuano nella nostra società e che riguardano singole persone, comunità e popoli.
3. L’affermazione e la pratica dell’imparzialità sono una derivazione del rifiuto di ogni ingiusta discriminazione: la concessione di privilegi o la negazione di pari dignità, uguaglianza e possibilità costituiscono offesa a quell’etica universale a cui l’Università si ispira.
 Articolo 2 – VALORIZZAZIONE DELLA QUALITA’
1. Il riconoscimento della qualità e la sua valorizzazione costituiscono un obiettivo fondamentale dell’Università in tutti gli ambiti della propria attività, sia formativa che di ricerca, che amministrativa.
2. La difficoltà di procedere ad una equa valutazione della qualità non deve costituire una giustificazione per comportamenti che abbiano l’effetto di disconoscerla o non valorizzarla.
 Articolo 3 – FAVORITISMO, NEPOTISMO
1. Per favoritismo si intende il comportamento di chi, approfittando della propria posizione, agevoli qualcuno indipendentemente dall’accertamento obiettivo delle sue qualità. Il nepotismo costituisce un caso particolare di favoritismo in cui l’autore e i beneficiari del comportamento scorretto risultano legati da vincoli di parentela o di coniugio, o di affinità o di stabile convivenza.
2. Sussiste un fenomeno di nepotismo, con riferimento alla carriera accademica, quando un professore, un ricercatore o un appartenente al personale tecnico-amministrativo utilizzano la propria autorevolezza o capacità di persuasione - nei confronti di altri professori, ricercatori o appartenenti al personale tecnico amministrativo - per concedere benefici economici, per favorire l’affidamento di incarichi o la chiamata in ruolo, o per influire sull’esito delle procedure di selezione, a vantaggio del coniuge, di un proprio parente o affine fino al quarto grado, di un proprio convivente, oppure per qualsiasi altra ragione indipendente dal merito. Anche coloro che traggono consapevolmente beneficio, o richiedono, per se stessi o per altre persone, comportamenti di favore da parte di coloro che hanno il compito di giudicarne la qualità, si rendono responsabili di favoritismo.
3. Queste pratiche costituiscono una dimostrazione di slealtà da parte di chi le attua; esse rappresentano un oltraggio al diritto per tutti di ottenere eque opportunità e ostacolano di fatto il conseguimento di livelli di eccellenza. Chiunque sia testimone di episodi di favoritismo è invitato a denunciarli. Coloro che siano stati svantaggiati da episodi di favoritismo dovranno essere incoraggiati a denunciare tali fatti, e tutelati dall’Università in quanto vittime di comportamenti scorretti, senza che ciò rappresenti una condizione di favore per le vittime stesse.
 Articolo 4 – ABUSO DELLA POSIZIONE
1. Non è consentito ai membri della comunità accademica abusare dell’autorevolezza derivante dalla propria posizione accademica o dal proprio ufficio.
2. L’abuso della posizione è configurabile come quel comportamento finalizzato ad indurre altri soggetti a eseguire prestazioni e/o servizi non rientranti in uno specifico obbligo giuridico, che comportino inequivocabilmente un profitto per il richiedente.
Articolo 5 – ABUSI E MOLESTIE SESSUALI
1. L’Ateneo condanna e persegue ogni molestia di natura sessuale, in quanto ritenuta denigratoria e lesiva della dignità umana.
2. Per molestie sessuali si intendono tutte le richieste e/o proposte respinteda chi le riceve, che abbiano contenuto sessuale, e altresì le espressioni verbali o i comportamenti riguardanti la sfera personale della sessualità e che arrechino degrado alla dignità della persona. Tale pratica è da ritenersi elemento aggravante qualora rappresenti una condizione per l’accesso, l’impiego, la prosecuzione o la progressione accademica o di carriera.
3. Sussiste una ancor più grave violazione del presente Codice se il comportamento come sopra descritto è posto in essere da docenti nei confronti di studenti.
 Articolo 6 – TRASPARENZA, INTEGRITà, RISERVATEZZA
1. L’Università di Udine deve meritare e mantenere un’ottima reputazione per la sua integrità, il che include, pur senza limitarsi a questo, l’osservanza delle leggi e dei regolamenti, il rispetto degli obblighi contrattuali, nonché l’astensione da ogni comportamento che, seppure non vietato o conforme agli obblighi contrattuali, non sia ispirato a buona fede e all’osservanza dei principi e delle norme del presente Codice. Le attività istituzionali o quelle dei membri della comunità, nei settori in cui esse non siano guidate da leggi o regolamenti specifici, dovranno essere governate da principi di equità, giustizia e rispetto degli altri. L’integrità non può essere sacrificata per questioni di convenienza od opportunità.
2. I membri devono impegnarsi per rendere e mantenere il clima della vita universitaria armonioso e sereno; a tal fine:
i.      i membri devono improntare a principi di onestà, lealtà e rispetto reciproco tutti i rapporti con gli altri membri della comunità e con le persone con cui entrano in contatto nel corso dello svolgimento delle attività istituzionali;
ii.     i docenti e il personale tecnico-amministrativo devono svolgere con scrupolo, competenza e disponibilità le attività didattiche e assistenziali rivolte agli studenti;
iii.    per l’accesso a documenti amministrativi, i responsabili degli uffici non devono porre ad altri membri limiti maggiori di quelli previsti dalla normativa vigente;
iv.   i membri devono utilizzare le strutture e le risorse umane e finanziarie dell’Università per finalità che siano strettamente ed esclusivamente connesse all’esercizio delle attività istituzionali;
v.    i membri devono offrire la propria collaborazione alle iniziative promosse dalla struttura a cui afferiscono per migliorare il raggiungimento delle proprie finalità.
3. Gli organi e i membri dell’Università devono mantenere la riservatezza delle informazioni di cui vengono in possesso nel corso dello svolgimento delle attività istituzionali; ciascuno, in relazione alle specificità delle informazioni che gestisce, deve attuare tutte le misure utili ad evitare qualsiasi indebita fuoriuscita di informazioni o di documenti riservati. Sono da considerare in modo particolare, anche se non esclusivo, il diritto alla riservatezza di persone o enti di cui l'Università detiene informazioni protette, nonché le esigenze di riservatezza relative a dati o informazioni apprese partecipando alle attività degli organi accademici.
 Articolo 7 – ATTIVITà DI RICERCA
1. L’Ateneo deve contribuire in modo efficace alla crescita della conoscenza e, con essa, al progresso e al benessere della comunità. L’Ateneo ha il dovere di promuovere e assicurare la cultura dell’integrità scientifica e dei valori umanistici, che si fonda sulla definizione di regole e procedure chiare che assicurino standard elevati e un’identificazione tempestiva delle trasgressioni. Fermo restando il principio della libertà di ricerca, essa non dovrà in ogni caso violare i principi richiamati nel preambolo e dovrà comunque essere ispirata da ideali di rispetto per la dignità umana e per l’ambiente.
2. I principi dell’integrità scientifica e i valori umanistici richiedono assoluta trasparenza nella definizione degli obiettivi, nella descrizione delle procedure e nell’interpretazione dei dati della ricerca. La ricerca deve essere credibile e deve sempre essere comunicata in modo completo ed accurato. I ricercatori devono essere imparziali nella valutazione e nella interpretazione dei dati delle proprie ricerche e hanno il dovere di tutelare i soggetti umani, gli animali, l’ambiente e gli altri elementi che ne sono oggetto. I ricercatori devono essere corretti nel fornire i riferimenti al lavoro di altri, dando loro il giusto credito. Devono inoltre esercitare responsabilmente l’opera di supervisione dei giovani ricercatori in formazione e degli studenti.
3. Gli aspetti relativi alla buona pratica della ricerca devono considerare i punti seguenti. Essi sono relativi alla gestione dei dati, alle procedure, alle responsabilità dei ricercatori, alle modalità di pubblicazione e alle responsabilità editoriali.
A) Dati. Tutti i dati delle sperimentazionidevono essere conservati in una sede accessibile ed archiviati per un periodo sufficientemente lungo, permettendo l’accesso a tutti coloro che, avendone diritto, lo richiedano, nel rispetto della vigente disciplina in materia di tutela dei dati. E’ fatta eccezione, per quanto attiene all’accesso ai dati, per le attività espletate per conto di soggetti terzi, ancorché nell’interesse dell’Ateneo, qualora il terzo contraente abbia espressamente imposto particolari vincoli di riservatezza nella trattazione e nella divulgazione dei dati oggetto della ricerca, fermo restando il rispetto dei principi enunciati al primo comma del presente articolo.
B) Procedure. Tutte le ricerche devono essere condotte con perizia e accuratezza, L’impatto sull’ambiente deve essere minimizzato e le risorse devono essere utilizzate in modo efficiente. La confidenzialità dei dati deve essere rispettata. Le ricerche finanziate devono perseguire gli obiettivi definiti all’atto della richiesta dei fondi. I ricercatori devono rendicontare, secondo le modalità convenute con gli enti finanziatori, le spese sostenute a sostegno della ricerca.
C) Responsabilità. Tutti gli oggetti della ricerca, umani, animali, o vegetali, devono essere utilizzati con assoluto rispetto nell’osservanza dei protocolli esistenti e delle norme giuridiche ed etiche. La salute e la sicurezza dei collaboratori alla ricerca non deve essere messa a rischio. Gli animali possono essere utilizzati solo qualora non siano identificabili approcci alternativi. I benefici attesi dai risultati dalla ricerca su animali devono comunque essere chiaramente superiori al disagio ad essi inflitto.
D) Pubblicazione. I risultati delle ricerche devono essere pubblicati in modo onesto e trasparente, entro tempi ragionevoli per renderne utile la divulgazione. Tutti gli autori sono da ritenersi parimenti responsabili dei contenuti della pubblicazione. I criteri per individuare gli autori di una ricerca vanno definiti preliminarmente da tutti i partecipanti alla stessa. I contributi di possibili collaboratori devono essere riconosciuti, previo il loro consenso. Tutti i possibili conflitti di interesse devono essere esplicitamente dichiarati. La comunicazione con il pubblico e con gli organi di informazione deve essere improntata all’onestà e deve essere accurata. Salvo casi eccezionali, dovrà essere evitata la divulgazione precoce, tramite i mezzi di informazione, di risultati non ancora validati dalla comunità scientifica. Il supporto economico alla ricerca, qualora esistente, deve essere riconosciuto.
E) Responsabilità editoriali. Un editore (editor), un curatore o un revisore con un potenziale conflitto di interesse col materiale da pubblicare o i suoi autori devono rinunciare a questo ruolo, ovvero rendere il conflitto esplicito. I revisori di una pubblicazione sono tenuti alla confidenzialità e non possono, salvo autorizzazione, fare uso del materiale in valutazione.
4. Nella ricerca scientifica, una scorretta condotta si può manifestare in varie forme:
- la fabbricazione, che si concreta nell’invenzione e nella registrazione di risultati di esperimenti mai condotti o di documenti falsi;
- la falsificazione, che si concreta nella manipolazione dei processi mediante i quali si realizza la ricerca o l’alterazione e nell’omissione di dati ottenuti negli esperimenti, o nella citazione volutamente errata quanto all’autore o quanto al contenuto;
- il plagio, ossia l’appropriazione di idee e risultati di altre persone senza che venga ad esse dato un credito appropriato o citata la fonte, salva la casuale coincidenza.
Altre deviazioni dalle buone pratiche includono la scorrettezza nelle procedure di esecuzione della ricerca e nella gestione dei dati, un’insufficiente attenzione per i soggetti della ricerca, la violazione dei protocolli, la mancanza di consenso informato nelle sperimentazioni umane, la mancata osservanza della confidenzialità, le authorship improprie e quelle mascherate, la frammentazione dei dati in modo da aumentare il numero delle pubblicazioni, il mancato riconoscimento di chi ha sostenuto la ricerca.
 Articolo 8 – ATTIVITà DIDATTICA
1. Insieme alla ricerca, la didattica costituisce il perno dell’attività svolta nell’ambito dell’Università.
Componenti ed elementi di questa attività sono: i docenti, gli studenti e l’ambiente di studio.
I docenti
La competenza disciplinare ed il continuo aggiornamento, assieme ad un’attenzione adeguata agli aspetti didattici, ivi compresi quelli relativi ad un’equa valutazione, costituiscono doveri imprescindibili dei docenti, a qualsiasi titolo essi esercitino la loro attività di docenza nell’ambito dell’Università.
Fermo restando il principio della libertà d’insegnamento, i docenti devono procurare che gli argomenti trattati nell’ambito dei corsi curriculari riflettano sempre, innanzitutto, lo stato dell’arte della disciplina in questione.
I docenti si devono astenere dal porre in essere qualsiasi azione che possa portare loro, per tramite degli studenti, un vantaggio economico o di altra natura, ad esempio forzando l’acquisto di libri di testo dello stesso docente da parte degli studenti o utilizzando impropriamente materiale prodotto dagli studenti nel corso della loro attività.
Studenti
Gli studenti devono adottare un comportamento rispettoso e collaborativo che favorisca lo svolgimento delle attività didattiche.
Gli studenti devono evitare ogni forma di condotta che possa falsare la valutazione oggettiva del loro rendimento negli studi. Il plagio, in particolare, costituisce grave violazione del presente codice, compromettendo l’efficacia della didattica e della valutazione.
L’ambiente di studio
L’amministrazione dell’Università, gli studenti e i docenti devono concorrere alla realizzazione di condizioni ambientali adeguate ad un proficuo svolgimento dell’attività didattica; i soggetti preposti devono vigilare affinché gli ambienti di studio siano sempre salubri, consoni e adeguatamente attrezzati.
2. L’Università, in quanto luogo di cultura, merita un rispetto che deve manifestarsi in comportamenti adeguati da parte di tutti coloro che la frequentino a qualsiasi titolo.
3. La qualità della relazione tra docenti e studenti costituisce un ingrediente fondamentale del processo di apprendimento, perciò docenti e studenti devono procurare che essa sia sempre improntata a correttezza, lealtà e rispetto dei ruoli.
 
Articolo 9 – CONFLITTI DI INTERESSE
1. I docenti e i componenti del personale tecnico-amministrativo devono essere professionalmente leali nei confronti dell’Università e alle sue finalità, che si compendiano nel raggiungimento dell’eccellenza nell’insegnamento, nell’educazione, nella ricerca e nella cura dei pazienti. Un componente del corpo docente o del personale tecnico-amministrativo dell’Università che abbia interessi professionali, economici, o di altro genere, i quali - in relazione a determinate deliberazioni o decisioni relative alle attività dell’Università di competenza del medesimo soggetto - siano in conflitto con gli interessi dell’Università, deve astenersi dal voto su tali deliberazioni o decisioni e deve darne immediata notizia all’organo accademico di cui è componente (se trattasi di decisione o deliberazione collegiale) o al Direttore del dipartimento di afferenza; se componente del personale tecnico-amministrativo, deve darne immediata notizia al responsabile dell’unità organizzativa alla quale è affiliato.
 Articolo 10 – USO DELLE RISORSE DELL’UNIVERSITà
1. Le risorse messe a disposizione dall’Università devono essere sempre utilizzate in modo responsabile da tutti i componenti della comunità accademica. L’utilizzo di attrezzature, spazi, materiali di consumo, risorse finanziarie e competenze intellettuali e manuali deve essere sempre pertinente alle funzioni e agli scopi istituzionali.
 
Articolo 11 – USO DEL NOME E DELLA REPUTAZIONE DELL’UNIVERSITà
1. Tutti i componenti della comunità universitaria concorrono ad affermare, accrescere e a tenere alto il buon nome e la reputazione dell’Ateneo. L’utilizzo del nome e del logo sono consentiti esclusivamente per scopi istituzionali e non devono essere mai associati a finalità professionali, occupazioni o incarichi esterni, anche senza fini di lucro. Non è ammesso esprimere pareri strettamente personali utilizzando impropriamente il nome dell’Università.
2. Non costituisce violazione del Codice etico l’indicazione della qualifica di professore o ricercatore e degli incarichi di docenza o ricerca (inclusi, a titolo esemplificativo, il coordinamento di progetti di ricerca, lo svolgimento del dottorato di ricerca, l’attività remunerata con assegno di ricerca) affidati dall’Università. Tale indicazione, nell’ambito dell’attività libero-professionale, può essere effettuata nel rispetto delle norme deontologiche che regolano la medesima attività; in ogni altro ambito, essa deve essere accompagnata dalla specificazione del settore scientifico-disciplinare di afferenza, o della materia che forma oggetto dell’attività di ricerca o di insegnamento.
 
Articolo 12 – DONI E BENEFICI
1. Nello svolgimento delle proprie attività istituzionali ed extra-istituzionali non è consentito sollecitare o ricevere doni, benefici e offerte di qualsiasi genere, se non in occasione di incontri, visite o convegni e, in questo caso, i relativi valori devono essere economicamente modici o meramente simbolici, così da non poter incidere nei rapporti tra le parti.
 
Articolo 13 – COMMISSIONE DI GARANZIA
1. E’ istituita la Commissione di garanzia, alla quale sono attribuite funzioni consultive a favore degli organi di governo di Ateneo, e di verifica del rispetto delle norme del presente Codice. La Commissione di garanzia ha facoltà di proporre integrazioni o modifiche delle disposizioni del presente Codice, e deve comunque esprimere parere obbligatorio sulle proposte di integrazione o modifica presentate dagli altri soggetti di cui al presente articolo.
2. La Commissione di garanzia è composta da cinque membri, ciascuno designato dal Rettore nell’ambito della comunità universitaria per un mandato di durata triennale, rinnovabile per una sola volta, nel rispetto dei seguenti criteri:
- almeno un membro deve essere scelto tra i professori ordinari;
- almeno un membro deve essere scelto tra i professori associati;
- almeno un membro deve essere scelto tra i ricercatori a tempo indeterminato;
- almeno un membro deve essere scelto tra il personale tecnico-amministrativo a tempo indeterminato.
La carica di componente della Commissione di garanzia è incompatibile con la carica di componente del Senato accademico. Nei soli casi in cui debbano essere contestate violazioni del presente Codice ad uno studente ovvero qualora uno studente sia parte lesa di comportamenti altrui, ovvero nel caso di modifiche al Codice Etico concernenti gli studenti, la Commissione è integrata, limitatamente al relativo procedimento e/o alle relative deliberazioni, da un componente designato dal Rettore tra i membri del Consiglio degli studenti, con esclusione dei rappresentanti degli studenti nel Senato accademico.
3. La Commissione può validamente deliberare con la presenza di almeno quattro componenti, senza includere in tale numero il rappresentante del personale degli studenti; la Commissione delibera con il voto favorevole della maggioranza dei presenti, salve le proposte di modifica del presente Codice, deliberate con il voto favorevole della maggioranza dei componenti.
4. La Commissione elegge un Presidente tra i suoi componenti, e può approvare un regolamento per l’esercizio delle proprie funzioni, nel rispetto delle disposizioni del Presente Codice. I membri della Commissione hanno l’obbligo di astenersi nelle deliberazioni relative a procedimenti riguardanti violazioni contestate al coniuge, o parenti o affini fino al quarto grado incluso, o a conviventi, o violazioni relative ad atti, fatti o comportamenti riguardo ai quali essi abbiano un interesse personale e concreto. Se per effetto dell’astensione di uno o più membri, la Commissione non sia in grado di validamente deliberare ai sensi del punto che precede, il Rettore provvede a designare uno o più membri in sostituzione – limitatamente ai procedimenti per i quali vi è astensione - nel rispetto dei criteri di cui al comma 2.
 Articolo 14 – ACCERTAMENTO DELLE VIOLAZIONI DEL PRESENTE CODICE. PROCEDIMENTO. SANZIONI
 
1.    Nell’ambito dell’attività di verifica la Commissione di garanzia riceve le segnalazioni da parte di membri della comunità universitaria, relative ad eventuali violazioni del Codice; svolge attività preliminare di indagine in ordine alla sussistenza delle predette violazioni, deliberando l’archiviazione delle sole segnalazioni relative a violazioni manifestamente insussistenti. Le segnalazioni possono riguardare violazioni eventualmente commesse da tutti i membri della comunità universitaria; tra i quali, ai fini dell’applicazione del presente Codice, vanno inclusi tutti coloro che – come specificato nel titolo I dello Statuto di Ateneo – trascorrono periodi di ricerca (a titolo esemplificativo e non esaustivo, dottorandi di ricerca, assegnisti, specializzandi) di insegnamento (a titolo esemplificativo e non esaustivo, titolari di contratti di insegnamento) e di studio (a titolo esemplificativo e non esaustivo studenti stranieri, cultori della materia) presso l’Università, limitatamente a tali periodi.
2.    La Commissione trasmette al Rettore le segnalazioni ricevute, riguardanti personale docente o ricercatore e non ritenute manifestamente insussistenti, ai fini dell’eventuale avvio del procedimento disciplinare; trasmette al responsabile della struttura o all’ufficio competente per i procedimenti disciplinari, o comunque al soggetto preposto all’espletamento del procedimento disciplinare secondo la disciplina al tempo vigente, le segnalazioni ricevute, riguardanti personale tecnico-amministrativo e non ritenute manifestamente insussistenti, ai fini degli adempimenti di competenza di tali organi o uffici; trasmette alla Commissione di disciplina prevista dal Regolamento didattico di Ateneo le segnalazioni ricevute, riguardanti studenti, ai fini dell’eventuale avvio del procedimento disciplinare.
3.    Qualora il Rettore, o gli organi o uffici di cui al punto 2 ritengano che dalle segnalazioni ricevute non possa evincersi alcun profilo di responsabilità disciplinare rispettivamente in capo ad appartenenti al personale docente o ricercatore, al personale tecnico-amministrativo, o agli studenti, essi ritrasmettono gli atti alla Commissione di garanzia.
4.    Ottenuta la restituzione degli atti come dalla disposizione che precede, la Commissione di garanzia contesta gli addebiti al soggetto interessato. Nei confronti dei soggetti non menzionati dal comma 2 ma comunque tenuti all’osservanza del presente codice ai sensi del comma 1, la Commissione procede alla contestazione degli addebiti, previa delibera di archiviazione delle sole segnalazioni relative a violazioni manifestamente insussistenti.
5. Il procedimento disciplinato dal presente articolo si svolge nel rispetto del principio del contraddittorio e della presunzione di non sussistenza della violazione contestata; gli addebiti devono essere contestati per iscritto al soggetto interessato, con indicazione delle disposizioni del Codice che si assumono violate; all’interessato deve essere assegnato un termine non inferiore a quindici giorni per presentare le proprie controdeduzioni, con facoltà di chiedere di essere sentito dalla Commissione.
6. La Commissione di garanzia, esaminate le eventuali controdeduzioni dell’interessato, e dopo aver proceduto all’audizione del medesimo, se questi l’abbia richiesta, conclude la propria attività di indagine con una deliberazione motivata, con la quale:
a)    dichiara l’insussistenza della violazione contestata, trasmettendo la deliberazione al Magnifico Rettore e al soggetto interessato;
b)    qualora non ricorrano le condizioni per deliberare l’insussistenza della violazione,   propone l’irrogazione di una sanzione prevista dal presente Codice, trasmettendo la deliberazione al Magnifico Rettore, ai fini della decisione da parte del Senato accademico ex art. 2, comma quarto, l. n. 240/2010.
 
7. Il procedimento avanti la Commissione di garanzia deve in ogni caso concludersi entro sessanta giorni decorrenti dalla contestazione degli addebiti.
8. Ricevuta la deliberazione della Commissione, il Magnifico Rettore formula entro trenta giorni la proposta di eventuale applicazione di una sanzione; su tale proposta il Senato accademico deve deliberare entro i successivi sessanta giorni.
9. Le sanzioni dovranno essere applicate nel rispetto del principio di proporzionalità e gradualità, e sono le seguenti:
a)    richiamo formale;
b)    richiamo formale con segnalazione alla comunità universitaria dell’Ateneo;
c)    esclusione dalla ripartizione dei fondi dipartimentali per un periodo fino ad un massimo di tre anni, decorrenti dal primo gennaio dell’anno successivo alla deliberazione del Senato accademico;
d)    esclusione dall’elettorato passivo delle cariche accademiche, o delle cariche ricoperte su nomina del Rettore, fino ad un massimo di tre anni accademici, decorrenti dall’inizio del primo anno accademico successivo alla deliberazione del Senato accademico.
10. La deliberazione del Senato accademico viene in ogni caso trasmessa all’interessato e al Nucleo di valutazione. Qualora vengano irrogate le sanzioni di cui al precedente comma lett. b), c) e d) la deliberazione viene altresì pubblicata sul sito web dell’Ateneo; l’esecuzione delle deliberazioni con le quali vengono irrogate le sanzioni di cui ai punti c) e d) compete all’Amministrazione dell’Ateneo. La documentazione relativa alla sanzione deve essere conservata nel fascicolo personale dell’interessato.
 Articolo 15 – APPROVAZIONE DEL CODICE ETICO. DIVULGAZIONE. MODIFICHE
1. Il presente Codice è adottato con deliberazione del Senato accademico; il Codice viene pubblicato sul sito web dell’Ateneo e affisso all’Albo ufficiale di Ateneo e l’Università si impegna a promuoverne la più ampia divulgazione a tutti i membri della comunità universitaria. Copia del Codice viene consegnata ad ogni docente, ricercatore o dipendente dell’Ateneo al momento della presa di servizio.
2. Modifiche o integrazioni possono essere apportate con deliberazione del Senato accademico, previo parere obbligatorio della Commissione di garanzia, su proposta del Rettore, di un terzo dei componenti del Senato accademico, di un terzo dei componenti del Consiglio di amministrazione, del Direttore generale, della medesima Commissione di garanzia.

 

 

 

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