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presentazione

 


PRESENTAZIONE


Il Centro Internazionale sul Plurilinguismo è una struttura speciale dell'Università degli Studi di Udine finalizzata alla ricerca, alla documentazione e alla formazione nel campo del plurilinguismo. Sorto in base alla Legge n.19 del 1991 sulle aree di confine e attivato dal 1° gennaio 1993, unica istituzione del genere esistente in Italia, il Centro occupa un posto a sé anche nel panorama internazionale e si pone le seguenti finalità:
 

raccogliere documentazione relativa alle situazioni di plurilinguismo (inteso nella sua più ampia accezione come compresenza di più idiomi o varietà linguistiche nel repertorio di uno stesso individuo o di una stessa comunità), ai fenomeni che ne conseguono e alle ricerche scientifiche su questi temi, mettendoli a disposizione di studiosi italiani e stranieri;


promuovere autonome indagini scientifiche sul plurilinguismo e collaborare con istituzioni italiane e straniere ad iniziative sullo stesso tema;


favorire, anche attraverso l'organizzazione di seminari e convegni, lo scambio d'informazioni ed esperienze tra studiosi che si occupino di plurilinguismo;


far conoscere nelle forme più idonee i risultati delle proprie attività istituzionali.

Le ricerche condotte presso il Centro sia sotto forma di programmi di lavoro individuale sia di progetti collettivi pluriennali toccano i più vari aspetti del plurilinguismo, con riferimento a tipologie di fenomeni, ad aree e livelli cronologici assai diversificati. Tenuto conto poi dello spirito della Legge di fondazione del Centro e degli obiettivi attribuiti all'Università degli Studi di Udine dall'articolo 26 della Legge 8 agosto 1977, n. 546 istitutivo dell'Università degli Studi di Udine, il Centro svolge anche una funzione propulsiva e coordinatrice di ricerche attinenti al plurilinguismo riguardanti il Friuli e le aree correlate con la speciale collocazione geopolitica della regione Friuli Venezia Giulia, posta al crocevia dello spazio linguistico romanzo, germanico e slavo e proiettata verso i Paesi del contesto culturale mitteleuropeo e in generale dell'Europa centro-orientale.

Il Centro è ospitato a Palazzo Falconieri, in un immobile recentemente ristrutturato del centro storico di Udine in via Mazzini 3.

 

 

 

L’attività scientifica del Centro può essere ricondotta alle seguenti linee tematiche:

 

- Plurilinguismo
Analisi delle diverse forme di coesistenza delle lingue all'interno di una comunità linguistica e nella competenza di un parlante.
Il plurilinguismo è piuttosto la norma che l’eccezione nelle comunità linguistiche: in particolare la crescente composizione multietnica e multiculturale dei paesi dell’Unione Europea ha dato ultimamente ampia risonanza alla dimensione della variabilità, che è di per sé intrinseca a tutti i sistemi linguistici. La compresenza di più lingue, le modalità della loro interazione, la natura dei fenomeni e delle categorie in cui essi sono ordinabili, le regole comunicative che guidano l’uso alternativo dei codici, le implicazioni sociali e formative del plurilinguismo sono l’obiettivo primario delle ricerche condotte dal Centro.

- Lingue in contatto
La presenza simultanea di più sistemi linguistici nel repertorio di una data comunità favorisce, come è noto, il fenomeno dell’interferenza nei suoi molteplici aspetti: prestito, calco, commutazione di codice sono solo alcuni esempi di processi interlinguistici che possono manifestarsi ora nei limiti di fatti riguardanti un singolo parlante ora sotto forma di risultati istituzionalizzati nel sistema. Lo studio della natura, della tipologia e delle realizzazioni storiche del contatto linguistico è una delle linee di ricerca caratterizzanti del Centro.

- Lingue di ampia comunicazione vs. lingue regionali o minoritarie
In molti paesi coesistono da una parte lingue ad ampio raggio di comunicazione, lingue di cultura sovranazionali e, dall’altra, entità linguistiche di limitata diffusione che, sotto la pressione delle lingue maggiori, rischiano l’estinzione: si tratta del riflesso linguistico della dialettica su scala planetaria tra globalizzazione da un lato e attenzione alla salvaguardia delle culture locali dall’altro. Il Centro si qualifica come osservatorio imparziale di questa dinamica; da una parte presta attenzione alla condizione delle lingue standard e ai processi di ristrutturazione che le riguardano, dall’altra, muovendo da un inventario delle varietà linguistiche definite come “lingue regionali o minoritarie”, elaborando studi sulla loro tipologia, tutela giuridica e sulle politiche linguistiche che le riguardano, il Centro si propone al legislatore e alle istituzioni come sede di analisi scientifica di tutte le situazioni di alterità linguistica e culturale meritevoli di salvaguardia e di attiva valorizzazione.

- Ricognizione delle situazioni di plurilinguismo e multiculturalismo in ambito regionale
In linea con le sue finalità istituzionali, il Centro presta la massima attenzione alle specificità del territorio regionale, che, con la sua ricchezza di tipi linguistici e culturali, costituisce un terreno di analisi privilegiato delle condizioni di plurilinguismo, contatto, variabilità.

- Ruolo del plurilinguismo nella formazione e nell'attività didattica
Le applicazioni formative e didattiche del plurilinguismo si impongono all’attenzione delle istituzioni. Il Centro si prefigge di individuare e definire le metodologie didattiche che avvicinino il mondo della scuola, gli operatori culturali e in generale l’opinione pubblica alla dimensione plurilingue e pluriculturale del mondo contemporaneo.

 

Il Centro in passato è stato diretto da:

- prof. Roberto Gusmani   (dal 1993 al 1995 e dal 1995 al 1998)

- prof. Vincenzo Orioles   (dal 1998 al 2001 e dal 2001 al 2004)

- prof. Carla Marcato       (dal 2004 al 2007 e dal 2007 al 2010)

 

Il Centro attualmente è diretto da:

- prof. Giorgio Ziffer         (dal 2010 al 2013)

 

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Intervento del direttore del CIP, prof. Giorgio Ziffer, in occasione dell'intitolazione della Sala convegni al prof. Roberto Gusmani (20 ottobre 2010)
Che la Sala Convegni di Palazzo Antonini venga oggi intitolata al prof. Roberto Gusmani a poco più di un anno dalla sua scomparsa è una cosa profondamente giusta e, anzi, direi del tutto naturale, e questo per tante ragioni, a cominciare dal grande prestigio dello studioso; ma almeno altrettanto credo che abbia contato in questa decisione la passione che il prof. Gusmani ha riversato nel lavoro svolto in questa università, e in particolare nella nostra facoltà (e immagino che le cose non siano state poi tanto diverse all’Università di Messina, dove Gusmani aveva iniziato la sua carriera, e prima ancora all’Università di Erlangen-Norimberga, dove aveva lavorato come lettore di italiano), dicevo, che almeno altrettanto deve aver contato in questa decisione la passione che il prof. Gusmani ha riversato nel lavoro svolto in questa facoltà e in questa università in tutte le sue varie funzioni: di direttore dell’Istituto (e poi Dipartimento) di Glottologia e Filologia classica, di preside della Facoltà di Lingue, di rettore, e da un certo punto in poi di decano dell’intera comunità accademica; ma soprattutto in quella di professore di Glottologia: un professore che un’attenzione enorme ha sempre dedicato alla didattica (compresi gli esami), al contatto con studentesse e studenti, molto da loro esigendo, ma senza dubbio dando loro molto, moltissimo – come, credo, possano testimoniare generazioni e generazioni di studentesse e studenti che hanno frequentato le sue lezioni.
Essendo stato invitato a parlare oggi nella veste di direttore del Centro Internazionale sul Plurilinguismo, di cui Gusmani è stato il primo direttore, vorrei dire solo qualche parola sul suo rapporto con le lingue, non con le tante lingue di cui egli si è occupato professionalmente, ma con il fenomeno ‘lingua’ in generale, che però in relazione a chi ha scritto che il plurilinguismo è la norma e non l’eccezione, così per una comunità di parlanti come per il singolo parlante, non può che essere declinato al plurale, ed essere identificato dunque con le lingue antiche e quelle moderne, le lingue standard e le lingue minoritarie, la madrelingua e le lingue straniere – sempre intese, si badi bene, come ‘Fremdsprachen’ e non ‘fremde Sprachen’. Anzitutto, per osservare che il prof. Gusmani contraddiceva la nota definizione che dei linguisti amava dare Saussure, per il quale «un linguista è un uomo che non parla nessuna delle lingue che sa o che insegna», perché di lingue straniere Gusmani ne parlava più d’una, a cominciare dal suo amatissimo tedesco; e poi per sottolineare come insieme all’interesse per le lingue ci fosse in lui un interesse vivo, vero, genuino per gli uomini che quelle lingue le parlano. Il 4 ottobre dell’anno scorso Gusmani era stato invitato a presentare il libro di Liliana Spinozzi Monai, Il Glossario del dialetto del Torre di Jan Baudouin de Courtenay, la cui lunga gestazione egli aveva seguito molto da vicino. Ebbene, di fronte a un pubblico composto soprattutto da abitanti della Valle del Torre, che – immagino – poco o nulla sapevano di linguistica (tra l’altro, se non ricordo male, c’erano anche parecchi ragazzi e addirittura bambini), il prof. Gusmani – in quella che doveva essere una delle sue ultime uscite pubbliche – aveva tracciato un bellissimo profilo di Baudouin de Courtenay, insistendo sulla curiosità e l’interesse di stampo quasi antropologico provati da Baudouin per i suoi informatori e per le loro vicende personali – e forse involontariamente, e inconsapevolmente, dicendo qualcosa che in fondo valeva anche per lui stesso. Il fascino emanato dalla figura di questo linguista polacco, ma attivo soprattutto in Russia, che a più riprese era sceso fra gli Sloveni del Friuli per studiarne la lingua, e ancor più il linguaggio piano e la consueta cristallina chiarezza dei concetti espressi da Gusmani avevano fatto sì che la sala stracolma di quel sabato mattina lo ascoltasse in un silenzio quasi religioso e con una concentrazione che si leggeva benissimo sui volti dell’uditorio. Perché una delle tante doti del prof. Gusmani era quella di sapersi fare ascoltare da tutti, illustri studiosi, studenti o anche semplici appassionati quali erano gli abitanti della Valle del Torre accorsi quella mattina per ascoltare chi doveva presentare quel libro.
Quanto poi nello studio delle lingue a Gusmani stessero a cuore anche le implicazioni culturali, storiche e anche politiche lo mostrano i suoi interventi forse non molto numerosi, ma sempre pertinenti e talvolta controcorrente, su argomenti complessi come il rapporto fra lingua e ethnos (e razza), fra lingua e dialetto: interventi che si potrebbero, chissà, chiamare forse di ‘linguistica civile’ e che senza dubbio meriterebbero di essere diffusi tra un pubblico di lettori più ampio. Uno di questi interventi il prof. Gusmani lo tenne proprio in quest’aula, non tanti anni fa, quando fu invitato a sviluppare in chiave linguistica alcune considerazioni sulla parola ‘pace’. A proposito dell’importanza dell’educazione linguistica, e in particolare dell’apprendimento da parte degli immigrati della lingua del paese ospitante, una questione da lui trattata nel contesto dello spinoso e quanto mai attuale problema dell’integrazione, il prof. Gusmani aveva ricordato un episodio di cui era stato protagonista lui stesso, a Berlino, una città che gli era particolarmente cara e in cui tornava sempre volentieri. Queste dunque le parole del prof. Gusmani: «La più efficace dimostrazione di come la coscienza delle proprie remote ‘radici’ possa benissimo coniugarsi con il senso di una compiuta integrazione nella nuova ‘patria’ me la diede alcuni anni fa, a una fermata d’autobus a Berlino, un giovane dai tratti palesemente orientali. Non essendo stato in grado di fornirgli un’informazione stradale e avendogli fatto presente, a mo’ di scusante, che ero anch’io straniero, ricevetti una risposta piuttosto risentita in perfetto berlinese: “Ma io non sono straniero, io sono turco!”»
Ecco questo interesse, questo amore per le lingue e per gli uomini, le comunità che quelle lingue le hanno parlate (e scritte) e le parlano oggi, e insieme la sua capacità di coniugare analisi minuziose e ampie sintesi, costituiscono un patrimonio di conoscenze e un insegnamento che il prof. Gusmani ha trasmesso a tutti coloro i quali lo hanno avuto come maestro, ma forse anche a coloro che semplicemente hanno avuto occasione di ascoltarlo; un patrimonio di conoscenze e un insegnamento che adesso vivono soprattutto nei suoi libri e nei suoi studi, in gran parte nutritisi – come egli stesso ha ricordato in più d’un’occasione – proprio del suo insegnamento in queste aule universitarie. È dunque con un senso non solo di sincera ammirazione per la poderosa opera scientifica che egli ci ha lasciato, ma anche di profonda gratitudine per tutto quanto il prof. Gusmani ha dato alle sue studentesse e ai suoi studenti, e a noi suoi colleghi, che oggi la nostra università intitola a lui questa Sala Convegni.


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