Progetto INTERREG IIIAdriatico ANSER
Introduzione: ruolo ecologico delle zone umide del Mediterraneo
Secondo la Convenzione di Ramsar (1971) con il termine zone umide vengono indicati tutti gli ambienti caratterizzati dalla presenza di acqua, comprendenti “stagni, paludi, torbiere, bacini naturali e artificiali permanenti o temporanei, con acqua stagnante o corrente, dolce, salmastra, salata, incluse le aree marine la cui profondità non supera i sei metri di altezza”. Le aree umide rivestono un ruolo ecologico fondamentale e contribuiscono in maniera preponderante alla biodiversità del pianeta. Soprattutto nella regione mediterranea questi ambienti sono importanti per l’equilibrio ecologico dell’intera area. La conservazione della biodiversità è tra le facoltà che rendono uniche ed indispensabili le zone umide in qualità di aree di riproduzione, sviluppo e rifugio di innumerevoli specie animali. Le aree umide del Mediterraneo sono siti di eccezionale importanza per la nidificazione, la sosta e lo svernamento di molte specie di uccelli, poiché l’intera zona si trova lungo le rotte principali di migrazione che corrono tra Nord-Est e Sud-Ovest attraverso l’Europa, l’Africa ed il Medio Oriente. Oltre 11 milioni di anatre, oche, aironi, gabbiani, limicoli e folaghe svernano nelle paludi e nei laghi del Mediterraneo e del Mar Nero, il 50 % di tutte le popolazioni presenti dal Nord Africa, attraverso tutta l’Europa, fino agli Urali. Soltanto in Italia più del 40 % delle specie presenti è, in modo più o meno stretto, legato agli ambienti umidi. Nei secoli questo patrimonio naturale unico è stato in grandissima misura degradato e distrutto tanto che le zone umide mediterranee sono oggi tra gli habitat più in pericolo sulla terra. Attualmente il maggiore impatto deriva dallo sviluppo turistico-residenziale che privilegia ovviamente l’ambito costiero. Il primo forte impulso alla conservazione delle zone umide è venuto con la Convenzione di Ramsar (1971) che ha permesso di intraprendere azioni finalizzate a garantire la tutela delle zone umide promovendo il più possibile lo sviluppo sostenibile di questi territori. Oggi si affiancano due strumenti legislativi di riferimento per la protezione della natura nei paesi dell’Unione Europea come la “Direttiva Uccelli” (79/409/CEE) e la “Direttiva Habitat” (92/43/CEE) che hanno permesso di stilare la lista delle aree meritevoli di conservazione in previsione di un loro piano di gestione e sviluppo. Il problema che si pone oggi è di conciliare le esigenze di conservazione con il diritto, per gli abitanti delle aree interessate dalla presenza di zone umide, al raggiungimento di livelli economici e occupazionali analoghi a quelli di altri territori. Bisogna quindi individuare una strategia orientata ad uno sviluppo di queste aree in cui, pur non escludendo la presenza dell’uomo e delle sue attività, le esigenze della conservazione e della tutela assumano pari dignità rispetto a quelle della produzione e della fruizione. Da questo punto di vista l’acquisizione di dati attraverso studi, ricerche, attività di monitoraggio costituisce la premessa indispensabile per orientare le scelte gestionali. L’assenza di queste basi conoscitive può rendere dannoso o inefficace qualsiasi intervento di conservazione. In questa direzione vanno messe a punto metodologie di monitoraggio che, ricorrendo a indicatori di interesse gestionale, siano in grado di fornire dati certi e immediatamente utilizzabili relativamente alla situazione in atto e alle tendenze evolutive degli ecosistemi considerati, così da consentire l’adozione di provvedimenti correttivi adeguati. Ne deriva che la gestione di un sistema così complesso quali le zone umide non può prescindere né da una corretta individuazione di quelli che possiamo considerare i fattori di sovrapposizione ecologica delle diverse componenti né da un forte coordinamento e da una forte sinergia tra Amministrazioni pubbliche, Istituti di ricerca e Università. E’ in tale contesto che trova ragion d’essere il presente progetto che si caratterizza, inoltre, per individuare nuove metodologie strumentali alle necessità di ricerca e contribuire concretamente alla formazione di nuove professionalità tecniche nel settore del biomonitoraggio, che portino ad una maggiore integrazione tecnico-scientifica dei partner afferenti al progetto, nonché si inquadra all’interno delle recenti direttive comunitarie volte a creare condizioni che impediscano ulteriori alterazione del patrimonio naturale. Da questo punto di vista, gli uccelli acquatici, in particolare i migratori, costituiscono un soggetto ideale per affrontare aspetti di gestione integrata delle risorse naturali. Essi infatti, attraversando liberamente le frontiere nazionali, rappresentano una risorsa rinnovabile che appartiene all’intera comunità internazionale. I singoli Stati condividono quindi, oltre alle popolazioni naturali di uccelli acquatici, la responsabilità della loro efficace conservazione. Sono inoltre strettamente legati alle zone umide, ambienti questi ecologicamente ricchissimi, ma caratterizzati da una distribuzione geograficamente discontinua e particolarmente minacciati. Gli uccelli acquatici suscitano infine uno spiccato interesse legato ad attività economiche e ricreative, con particolare riferimento a quella venatoria e turistica. Infine l’Alto Adriatico, rispetto al resto del Mediterraneo, presenta escursioni di marea eccezionalmente ampie, dovute sia alle particolari caratteristiche meteo-climatiche che alla conformazione del bacino. Queste variazioni, insieme all’apporto di sedimenti da parte dei fiumi, hanno originato delle zone umide estremamente importanti nel contesto del bacino del Mediterraneo. Seppur drasticamente diminuite nel corso dei secoli, da circa 764.000 ettari nel 1865 a soli 192.000 nel 1972, le zone umide dell’Alto Adriatico rappresentano quindi ad oggi un patrimonio naturale incommensurabile per il ruolo che svolgono nello svernamento e nella migrazione di milioni di uccelli.
Area di intervento
Zone umide costiere del Mar Adriatico Settentrionale.
Obiettivi generali del progetto
- Valutare il ruolo ecologico delle zone umide per la sosta e lo svernamento degli uccelli acquatici e descrivere la fenologia delle specie migratrici.
- Creare un sistema GIS.
- Attivazione di corsi di formazione.
- Incrementare le conoscenze sulla biologia e sull’ecologia degli uccelli acquatici che sostano e/o svernano nelle zone umide, tramite sistemi di cattura fissi e l’utilizzo di sistemi tecnologici avanzati, come la telemetria satellitare e la radio-telemetria, applicate a specie target.
- Valutare la coerenza della rete natura 2000 , ed in particolare delle zone di protezione speciale con il risultati ottenuti dala ricerca
- Elaborare linee guida per una gestione integrata comune ai diversi partner delle zone umide nell’Adriatico settentrionale, dando particolare riferimento all'applicazione della Direttiva Uccelli ed Habitat ed al relativo consolidamento della rete natura 2000.
Obiettivi specifici
- Effettuare a cadenza regolare rilievi quantitativi.
- Coordinare un piano di monitoraggio più specifico e mirato comune ai diversi partner e organizzare i dati ricavati in un sistema GIS.
- Creare nuove professionalità nel campo delle tecniche di biomonitoraggio e valorizzare quelle già esistenti.
- Analizzare lo sfruttamento delle praterie sommerse di fanerogame da parte degli uccelli acquatici.
- Indagare, in relazione alla disponibilità trofica, l’evoluzione temporale e spaziale, tramite sistemi di marcatura, sistemi telemetrici e gabbie di esclusione, delle strategie di sfruttamento della risorsa trofica da parte degli uccelli acquatici e il grado di dipendenza dall’habitat e dal disturbo antropico.
- Analizzare nel tempo, tramite l’utilizzo di sistemi di cattura fissi, marcature e radio-telemetria, la fenologia ed il relativo stato metabolico e la condizione corporea degli uccelli acquatici in relazione alla stagione, all'anno, alle condizioni climatiche, alle diverse tipologie ambientali, alla disponibilità trofica e al grado di disturbo ed agli inquinamenti.
- Realizzare un portale Internet per lo scambio di dati tra i partner del progetto.
- Redarre reports scientifici sullo stato di avanzamento del progetto e sulle conclusioni finali che possano assumere il valore di linee guida per una gestione sostenibile delle zone umide dell’Adriatico settentrionale e per la redazione dei futuri piani di gestione.
Risultati attesi
- Potenziare la rete di monitoraggio già esistente nell’ambito dell’International Waterfowl Census.
- Definire nel tempo la distribuzione, la consistenza delle popolazioni, le dinamiche di spostamento degli uccelli acquatici.
- Relazionare alle diverse tipologie ambientali, alle diverse forme di disturbo e al diverso grado di protezione delle aree oggetto di studio, la distribuzione delle popolazioni di uccelli acquatici e le dinamiche in atto nelle zone umide.
- Individuare nuove metodologie strumentali alle necessità di ricerca e contribuire concretamente alla formazione di nuove professionalità tecniche nel settore del biomonitoraggio.
- Definire lo sfruttamento della risorsa trofica da parte degli uccelli acquatici e il grado di dipendenza dall’habitat e dal disturbo antropico.
- Definire l’impatto degli uccelli acquatici sulla biodiversità costiera.
- Integrazione Integrare le strutture tecnico-scientifica scientifiche dei partner.
- Creare condizioni che impediscano ulteriori alterazione del patrimonio naturale nell’ambito delle direttive comunitarie.
- Verificare il ruolo conservativo della rete natura 2000 e Consolidarla
- Individuare le forme di gestione sostenibili comuni per le aree lagunari ad alto interesse ecologico ed in particolare per le zone costituenti al rete natura 2000, in applicazione alla direttiva Habitat (ed Uccelli)
Ruolo del Dipartimento di Scienze Animali
Obiettivi generali
- Valutare il ruolo ecologico delle zone umide per la sosta e lo svernamento degli uccelli acquatici e descrivere la fenologia delle specie migratrici.
- Creare un sistema GIS.
- Incrementare le conoscenze sulla biologia e sull’ecologia degli uccelli acquatici che sostano e/o svernano nelle zone umide, tramite sistemi di cattura fissi e l’utilizzo di sistemi tecnologici avanzati, come la telemetria satellitare e la radio-telemetria, applicate a specie target.
- Valutare la coerenza della rete natura 2000 , ed in particolare delle zone di protezione speciale con il risultati ottenuti dala ricerca
- Elaborare linee guida per una gestione integrata comune ai diversi partner delle zone umide nell’Adriatico settentrionale, dando particolare riferimento all'applicazione della Direttiva Uccelli ed Habitat ed al relativo consolidamento della Rete Natura 2000.
Obiettivi specifici
- Creare nuove professionalità nel campo delle tecniche di biomonitoraggio e valorizzare quelle già esistenti.
- Analizzare nel tempo, tramite l’utilizzo di sistemi di cattura fissi, marcature e radio-telemetria, la fenologia ed il relativo stato metabolico e la condizione corporea degli uccelli acquatici in relazione alla stagione, all'anno, alle condizioni climatiche, alle diverse tipologie ambientali, alla disponibilità trofica e al grado di disturbo ed agli inquinamenti.
- Redarre reports scientifici sullo stato di avanzamento del progetto e sulle conclusioni finali che possano assumere il valore di linee guida per una gestione sostenibile delle zone umide dell’Adriatico settentrionale e per la redazione dei futuri piani di gestione.
Obiettivi secondari a cui si darà supporto agli altri responsabili di azione
- Analizzare lo sfruttamento delle praterie sommerse di fanerogame da parte degli uccelli acquatici.
- Indagare, in relazione alla disponibilità trofica, l’evoluzione temporale e spaziale, tramite sistemi di marcatura, sistemi telemetrici e gabbie di esclusione, delle strategie di sfruttamento della risorsa trofica da parte degli uccelli acquatici e il grado di dipendenza dall’habitat e dal disturbo antropico
- Realizzare un portale Internet per lo scambio di dati tra i partner del progetto.



