Fantastic Mr. Fox

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Titolo: Fantastic Mr. Fox
Regia: Wes Anderson
Soggetto: Dal romanzo Furbo, il signor Volpe di Roald Dahl
Sceneggiatura: Wes Anderson, Noah Baumbach
Fotografia: Tristan Oliver
Montaggio: Ralph Foster, Stephen Perkins, Andrew Weisblum
Scenografia: Nelson Lowry
Capi animatori: Mark Waring, Mark Gustafson
Musiche: Alexandre Desplat
Produzione: 20th Century Fox Animation, American Empirical Picture, Indian Paintbrush, Regency Enterpreises
Distribuzione: 20th Century Fox Animation
Origine e anno: Stati Uniti d’America, 2009
Durata: 87’
Premi: Satellite Awards (2009): Miglior film d’animazione; New York Film Critics Circle Awards (2009): Miglior film d’animazione, Miglior attore (George Clooney); National Society of Film Critics Awards (2010): Miglior scenografia (Nelson Lowry); San Francisco Film Critics Circle Awards (2009): Miglior sceneggiatura non originale (Wes Anderson, Noah Baumbach); FesZval internaZonal du film d'animaZon d'Annecy (2010): Miglior lungometraggio.
Interpreti/doppiatori: George Clooney (Mr. Fox), Meryl Streep (Felicity Fox), Jason Schwartzman (Ash Fox), Bill Murray (Badger), Wally Wolodarsky (Kylie), Eric Chase Anderson (Kristofferson), Willem Defoe (Rat), Michael Gambon (Franklin Bean).

Trama:

Il signor Fox, anni dopo aver abbandonato la brillante carriera di ladro di pollame a seguito della scoperta della gravidanza della moglie, si lascia vincere dalla tentazione di derubare tre grandi e fornitissime fattorie vicino casa. I ripetuti furti segnano l’inizio delle ostilità fra i perfidi proprietari e la volpe: una lotta senza esclusione di colpi che finirà per coinvolgere anche la sua famiglia e gli altri animali della zona.

Commento:

Tratto dal romanzo di Roald Dahl, di cui adatta efficacemente tematiche e spirito, Fantastic Mr. Fox è il primo lungometraggio d’animazione di Wes Anderson. Il film, che risulta essere capace di intrattenere tanto un pubblico adulto per la profondità della scrittura e l’umorismo stralunato quanto uno molto più giovane per le concitate e coinvolgenti scene d’azione, adotta la tecnica dello stop-motion per raccontare, con i consueti toni agrodolci, il dualismo fra istinti naturali e civilizzazione. I protagonisti animali sono antropomorfizzati in tutto e per tutto: camminano su due zampe, indossano vestiti, leggono e scrivono, dipingono, vanno al lavoro, fanno sport, abitano case borghesi, intrattengono rapporti complessi con i familiari e sono generalmente molto consapevoli dei loro sentimenti. La loro parte ferina emerge, però, inevitabilmente in certi modi di fare – ad esempio, quando trangugiano voracemente i pasti o ringhiano durante un litigio – e, soprattutto, nelle decisioni e nelle scelte impulsive, quelle più proprie della loro indole ma che più li portano a mettere e a mettersi a rischio in slanci esibizionisticamente autodistruttivi. In ciò, in fin dei conti, si rivelano ben più umani degli uomini del film, tre latifondisti dagli ingenti capitali, con in mente solo il profitto, generato dallo sfruttamento della natura, e monolitici desideri di vendetta e prevaricazione. I loro grigi imperi di plastica, fatti di sidro di mele e polli geneticamente modificati, si pongono in piena antitesi con la vivacissima comunità dai colori pastello vissuta dagli animali e dalle molteplici sfumature emotive – soprattutto nel rapporto fra un padre narcisista e un figlio insicuro – che li caratterizzano. I ruoli, dunque, comicamente si ribaltano, rendendo così possibile individuare una dicotomia fra animali-umani e umani-animali, in un mondo sul precipizio del consumismo. L’ultima speranza è rappresentata dalla comparsa fugace e simbolica del lupo, l’unico vero animale-animale del film.

Scheda a cura di Giuseppe Bambagioni.