Principessa Mononoke

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Titolo: Principessa Mononoke (Mononoke-hime)
Regia: Hayao Miyazaki
Soggetto: Hayao Miyazaki
Sceneggiatura: Hayao Miyazaki
Fotografia: Atsushi Okui
Montaggio: Hayao Miyazaki, Takeshi Seyama
Design dei personaggi: Hayao Miyazaki
Capi animatori: Yoshifumi Kondō, Masashi Ando, Kitaro Kisaka
Musiche: Joe Hisaishi
Produzione: Studio Ghibli
Distribuzione: Buena Vista International Italia, poi ridistribuito da Lucky Red
Origine e anno: Giappone, 1997
Durata: 134’
Premi: Animation Kobe (1997): Miglior regia (Hayao Miyazaki), Feature Film Award; Mainichi Film Concours (1997): Miglior film, Miglior film d'animazione; Awards of the Japanese Academy (1998): Miglior film.
Interpreti/doppiatori: Yoji Matsuda (Ashitaka), Yuriko Ishida (San), Sumi Shimamoto (Toki), Yūko Tanaka (Eboshi), Akihiro Miwa (Moro).

 

Trama:

Combattendo contro un demone infuriato per proteggere il suo villaggio, il giovane principe Ashitaka rimane vittima di una maledizione. Partito alla ricerca di risposte e di un modo per salvarsi, si troverà coinvolto nel conflitto fra le creature della foresta e gli uomini di una città-fucina che usano gli alberi come combustibile nel processo di produzione di armi da fuoco.

Commento:

Questo grande classico dell’animazione giapponese ripropone uno dei temi tipici del cinema di Miyazaki, forse rappresentandone l’esemplificazione più esatta e puntuale. Nel delineare le circostanze di continuità e opposizione fra progresso e tradizione, materialismo e spiritualità – inserendole all’interno della cornice del genere fantasy, a cui si possono ricondurre gli elementi di base dell’intreccio, il design dei personaggi e delle ambientazioni –, il film non dà giudizi né propone una divisione manichea nella rappresentazione delle due fazioni. Giusto e sbagliato si confondono, creando un affresco contrastato e ricco di sfumature. Il motore del racconto è azionato dalla maledizione che consuma il corpo del protagonista e lo conduce lontano da casa. Oltre le montagne si trova una società nuova che spinge per diventare moderna. Se, infatti, la fondatrice della città, Eboshi, è una minaccia per la foresta – il cui antico e indecifrabile equilibrio è difeso dalla lupa Moro e da sua figlia adottiva San, un’umana cresciuta nei boschi – per via delle sue mire espansionistiche e la sua indifferenza verso le divinità, allo stesso modo la sua leadership politica porta con sé una carica rinnovatrice del ruolo che le donne rivestono nel microcosmo comunitario della fucina, nella sua idea di filiera produttiva bellica quasi fordista. Anche gli animali senzienti del film non sono dipinti come figure prive di ombre o debolezze. Al pari degli uomini, soggetti alla sete di potere e schiavi del loro egoismo, gli animali sono governati dalla rabbia e dalla paura e incutono un timore e una soggezione soprannaturali. Benché Miyazakinon faccia mistero di considerare come vero progresso solo una situazione di pacifica convivenza con la natura, la guerra finisce per essere una conseguenza tragica e inevitabile, in un risvolto che evidenzia la portata epica della narrazione ed evoca tematiche universali, che, senza attriti, si riflettono nello stile minimalista e nei tratti suggestivi del disegno, dando vita a un anime complesso, stratificato e appassionante.

Scheda a cura di Giuseppe Bambagioni